sabato 15 novembre 2025

C’era Montmartre

  Torno a Parigi dopo trent’anni e la trovo cambiata. Poco è rimasto di tutto il suo fascino. Cantieri aperti che nascondono monumenti all’aperto, tour Eiffel chiusa per sciopero, Notre Dame inaccessibile per code lunghissime all’entrata, e tante altre situazioni inaspettate che non mi sono piaciute. Montmartre, ad esempio, è diventato un quartiere solo turistico, un po’ degradato (così almeno mi è sembrato), pieno di negozi di souvenirs. Negozi disposti uno dopo l’altro che espongono tutti la stessa merce.  


   Montmartre, famoso per la basilica del Sacro Cuore, è stato il centro della vita dei bohémiens nella Belle Époque e in passato ha attirato artisti di ogni genere da tutta Europa. Musicisti, scrittori, pittori avevano scelto di vivere a Montmartre scegliendo uno stile di vita non convenzionale, da squattrinati ai margini di Parigi. Qui si incontravano nei caffè, discutevano, scrivevano, dipingevano ed erano parte integrante di questo quartiere che era diventato il simbolo del loro vivere bohémien, poi imitato. L’atmosfera che doveva esserci a Montmartre, un tempo spazio creativo di spiriti liberi, oggi non c’è più, io almeno non l’ho percepita.

   Il quartiere degli artisti di Parigi, ahimè, è diventato solo un’attrazione turistica che viene frequentato per i suoi ristoranti, negozi e bar che ne hanno sbiadito l’ originale autenticità. Si va a Montmartre solo per qualche scatto da portare via. È  possibile, comunque, mangiare qualcosa di tipico scegliendo locali con menù francese a prezzi accessibili. La sera, all’uscita dai ristoranti, è consigliabile ritirarsi senza attardarsi per i vicoli poco illuminati, col buio c’è poca gente in giro. 

   È  stato difficile trovare un alloggio a Montmartre, alla fine mi sono accontentata di uno studio ai piedi della collina, vicinissimo al Sacro Cuore che potevo anche vedere ogni volta che entravo o uscivo. 

   La funicolare è il modo più comodo per salire sulla collina e visitare la Basilica, ma io ho preferito salire a piedi. La scalinata conserva ancora il suo fascino e dal piazzale antistante, se la giornata è limpida la vista su Parigi è spettacolare. La Basilica del Sacro Cuore, che si impone sulla sommità della collina nella zona nord di Parigi, oltre ad essere il simbolo di Montmartre, è una delle principali attrazioni della città e un vero capolavoro architettonico. Con il suo inconfondibile colore bianco, quando la sera è illuminata, nell’oscurità appare bellissima. È questa l’immagine che mi è rimasta più impressa (la sera al rientro mi soffermavo sempre davanti ai suoi cancelli per ammirarla). 


   La basilica, alta più di 80 metri, è celebre anche per il grande mosaico al suo interno ed il campanile che ospita la campana più  grande d’Europa. La basilica fu costruita a partire dal 1875 e consacrata nel 1919. Nacque anche come risposta alle sofferenze di Parigi patite durante la Comune del 1871. Il suo aspetto esteriore riflette un mix di stili al di fuori del gotico che domina in Francia. Il Sacro Cuore è oggi una delle chiese più visitate d’Europa e accoglie milioni di visitatori tutto l’anno. 

   Senza dubbio Montmartre con la sua basilica resta sempre uno dei luoghi più autentici di Parigi nonostante il suo fascino non sia rimasto quello originale. 




domenica 8 giugno 2025

Una mattinata all’ Orto Botanico di Padova

   Desideravo da tempo fare una visita a quest’Orto Botanico considerato tra i più famosi al mondo, e finalmente è stato possibile durante una giornata trascorsa nella città di Padova. Proprio la mattinata del mio ingresso l’Orto era pieno di scolaresche e di molti altri visitatori a testimoniare la sua importanza naturalistica e valenza didattica.

Appassionata di piante come sono l’ho trovato molto ricco di specie rare, alcune per me nuove, altre conosciute vivendo in un Paese quasi interamente interessato da un clima moderato, privo di deserti e di zone fredde. Naturalmente mi sono documentata  prima di visitarlo. L’Orto Botanico di Padova per la sua importanza storica e per il suo sorprendente numero di piante che accoglie è stato inserito nel 1997 nella lista  del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Fondato nel 1545 è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo. Nell’Orto vivono oggi 6.000 piante di 3.500 specie vegetali (che naturalmente non ho potuto fotografare tutte!). Molte piante sono esemplari notevoli per la loro importanza storica, altre appartengono a specie minacciate o estinte, altre hanno un ruolo fondamentale in campo medicinale o alimentare, e ornamentale. Inizialmente era stato istituito ad opera dell’Università di Padova per scopi scientifici e didattici per la coltivazione di piante medicinali.
Molte specie sono state introdotte per la prima volta in Italia e in Europa grazie ai legami dell’Orto Botanico con la Repubblica di Venezia che storicamente faceva da tramite con l’Oriente ma anche attraverso i viaggiatori che avevano rapporti con il Nuovo Mondo. L’Orto attraverso i secoli ha mantenuto la sua collocazione originaria e le caratteristiche dell’impianto cinquecentesco con cui era nato. Nel 1680 è stato piantato il Platano orientale nell’ arboreto che, a causa di un fulmine che l’ha colpito (è questa la stranezza) ha il fusto cavo. Tra il 1804 e il 1818 furono realizzate le Serre Ottocentesche dedicate alla conservazione degli esemplari nei mesi più freddi e che ospitano oggi la collezione delle piante insettivore. Nel 1914 l’Orto Botanico ha aggiunto al proprio patrimonio naturalistico il Giardino della biodiversità: in pratica si tratta di cinque grandi serre (costruite in un giardino adiacente all’Orto antico) che riproducono i cinque biomi del pianeta: tropicale, sub-umido, temperato, mediterraneo, arido. Le serre sfruttano l’energia naturale e l’energia solare.
Nel 2023 è stato aperto il Museo botanico in cui si racconta la storia dell’Orto (che ho trovato molto ricco di notizie). L’Orto Botanico di Padova ha un simbolo: è  la Palma di Goethe che è la pianta più antica dell’Orto e che si chiama così in onore  dell’autore tedesco che la descrisse in un suo famoso saggio botanico (Le metamorfosi delle piante), dopo aver visitato l’Orto botanico nel 1786. La palma è alta circa 11 metri ed è custodita dentro una sua serra. Il suo nome scientifico è Chamaerops humilis conosciuta anche come palma nana. Vive spontanea sulle coste mediterranee in Sicilia e in Sardegna ma a Padova ha bisogno di essere conservata con cura per il clima diverso.
Le piante che ho trovato più interessanti da vedere nella serra tropicale sono state la pianta del cacao, della vaniglia, del banano e la palma del viaggiatore nella serra tropicale. Nella serra sub-umida ho visto la pianta del caffè (che conoscevo per averla vista altre volte) e la vasca delle ninfee. Nella serra mediterranea non mi sono soffermata molto perché sono abituata alle piante che vi sono esposte come l’ulivo, il mirto e gli agrumi.
Essendo un’appassionata di cactus mi sono trattenuta di più nella serra arida che ospita le piante tipiche dei deserti. Completano questo magnifico Giardino le vasche all’aperto con le ninfee e altre piante acquatiche davanti le serre con le scenografiche cascate.